Aleppo in guerra

aleppo

Nella sequenza dissennata della guerra
dove l’oscurità degli incubi si muta in speculare luce
e le speranze nutrono i dolori di ogni giorno
una bambina stringe il mio corpo tra le braccia
come l’orsetto dei suoi giochi, lo carezza
lo sgrida come fosse la sua mamma
lo culla al seno che possiederà domani.
Disteso tra le gambe esili lo guarda.
Immagina, lo ama con l’amore di una donna.
E ancora sogni le carezze svegliano
sogni che sognano di un organo che suona
in una vasta piazza
tra possenti voci di un coro nascosto nelle arcate,
tra dipinti dilaniati opachi alle pareti delle case
e un uomo crocifisso a centinaia di croci
moltiplicate da un’immensa strage
e bagliori di lance rivoli di sangue.
Visi femminili nascosti dietro veli
sporchi e laceri di unghiate
piangono come madri
che non hanno seni e non hanno gambe
ma lacrime che scendono sui dolori di ogni giorno.
E i giorni vibrano della musica del sole.
Vibrano nel vento che solleva il mondo
come il manto pesante di una madonna a lutto
e piomba sulla terra stravolge e uccide tutti i sogni
nell’urlo della bambina che ha gettato via il mio corpo
perché non sopportava di vederlo morto.

 

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18 pensieri su “Aleppo in guerra

  1. Purtroppo, Giusy, hai ragione.Per questo i poeti non dovranno mai stancarsi di piangere i morti e di tentare di suscitare pietà per i vivi. Né Le parole dei poeti possono limitarsi a piangere amori perduti o piangersi addosso.
    Grazie della visita e del commento.

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  2. hai ragione quando dici che i morti siamo noi noi non abitiamo nella paura della guerra noi ci lasciamo andare alla commiserazione senza poter far nulla il tuo grido però l’ho sentito prima di essere gettato via ed è un grido d’amore per questa gente che vive ogni giorno questa terrificante guerra ciao bravo

    Piace a 1 persona

  3. Caro Marcello
    La tua composizione, bella e commovente testimonia che la Poesia sopravvive, facendo sentire la sua voce,nonostante l’abbondanza delle macerie.
    Anzi, spesso, essa nasce dal dolore..
    Il tema mi ha ricondotto alla celebre ” Alle fronde dei salici” di Quasimodo laddove , com’è noto, Egli giustifica il silenzio della poesia nel tempo più oscuro della guerra (civile) già nell’incipit :” E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore ……….”
    Un saluto

    Piace a 1 persona

    • Grazie, Isidoro della tua visita e del commento. La condizione del poeta non può che essere il dolore, dolore per la bellezza che svanisce e per il tempo che trascina verso l’ignoto, dolore per alcuni uomini, che con la loro insensibilità sporcano, distruggono, umiliano, dolore per le vittime di questa parte del genere umano. Al poeta tocca parlare del dolore come se fosse il suo,e spesso sente su di sé la colpa degli altri. Grazie ancora: Buona notte.

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