Undici riflessioni sul NO del popolo greco

Alain Badiou

13 Nov 2009, Paris, Image by Eric Fougere

E’ urgente internazionalizzare la causa del popolo Greco. Solo la cancellazione totale del debito darà un colpo ideologico all’attuale sistema europeo.

  1. il “no” di massa del popolo greco non significa un rifiuto dell’Europa. Significa il rifiuto dell’Europa dei banchieri, del debito infinito e del capitalismo mondializzato.
  1. Una parte dell’opinione nazionalista, come la destra estrema, ha votato anch’essa “no” alle esigenze delle istituzioni finanziarie? Al diktat dei governi reazionari europei? Ebbene, noi sappiamo che ogni voto puramente negativo è in parte confuso. L’estrema destra rifiuta da sempre alcune cose che rifiuta anche l’estrema sinistra. Solo l’affermazione di ciò che vuole è chiaro. Ma tutti sanno che ciò che vuole Syriza è del tutto all’opposto di ciò che vogliono i nazionalisti e i fascisti. Il voto non è dunque un voto “oscuro” contro le esigenze antipopolari del capitalismo mondializzato e dei suoi servitori europei. E’ anche un voto che, per il momento, dà fiducia al governo Tsipras.
  1. Che questo accada in Grecia, e non come sarebbe normale, in ogni parte d’Europa, indica che la “sinistra” europea è in uno stato di coma avanzato: François Hollande?, La social democrazia tedesca? Il PSOE spagnolo? Il Psok greco? I laburisti inglesi? Tutti questi partiti sono, in maniera evidente, dei gestori del capitalismo mondializzato. Non c’è, non c’è più una “sinistra” europea. C’è una piccola speranza, ancora poco chiara, sotto il profilo delle assai nuove formazioni politiche, legate ai movimenti di massa contro il debito e l’austerità, come per esempio Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. I primi, al momento, rifiutano la distinzione tra “destra” e “sinistra”. Anch’io la rifiuto. E’ una distinzione che appartiene al vecchio mondo della politica parlamentare, che va eliminata.
  1. La vittoria tattica del governo Tsipras è un incoraggiamento per tutte le nuove proposte nel campo politico. Il sistema parlamentare e i suoi partiti di governo sono in crisi endemica, già da decenni, addirittura dagli anni ’80. Che Syriza abbia riportato in Grecia dei successi, anche se provvisori, fa parte in Europa di quello che si definisce “risveglio della Storia”. Ciò non può che aiutare Podemos, e tutto quel che verrà, dopo e altrove, sulle rovine della democrazia parlamentare classica.
  1. Tuttavia, la situazione in Grecia resta molto difficile e molto fragile. E’ adesso che iniziano le vere difficoltà. Può darsi che, alla luce del successo tattico referendario, vengano posti in posizione di accusati storici le Merkel, gli Hollande e altri detentori di potere del capitale europeo costringendoli a modificare le loro esigenze. Ma bisogna agire senza troppi riguardi. Il punto cruciale ormai è di sapere se il voto per il “no” si amplierà in un potente movimento popolare, sostenendo e/o esercitando delle vivaci pressioni sullo stesso governo.
  1. Sotto questo profilo, come giudicare oggi il governo Tsipras? Cinque mesi addietro aveva deciso in favore della negoziazione. Ha voluto guadagnare del tempo. Ha voluto essere in grado di dire che tutto era stato tentato per giungere a un accordo. Io avrei preferito che egli avesse iniziato diversamente, con un appello immediato alla mobilitazione popolare massiccia, prolungata, coinvolgente milioni di persone, con la principale parola d’ordine dell’abolizione completa del debito. E inoltre con una lotta intensa agli speculatori, la corruzione, i ricchi che non pagano imposte, gli armatori, la Chiesa… Ma io non sono greco e non voglio dare lezioni. Non so se un’azione così mirata sulla mobilitazione popolare, un gesto in qualche modo dittatoriale, sarebbe stata possibile. Per il momento, dopo cinque mesi di governo Tsipras, c’è un referendum vittorioso, e la situazione resta completamente aperta. E’ già molto.
  1. Io continuo a pensare che il colpo ideologico più duro che si possa portare contro il sistema europeo attuale è rappresentato dalla parola d’ordine della cancellazione totale del debito greco, debito speculativo di cui il popolo greco è perfettamente incolpevole. Obiettivamente, questa cancellazione è possibile: molti economisti, che non sono proprio dei rivoluzionari, ritengono necessario che l’Europa annulli il debito greco. Ma la politica è soggettiva, e in ciò consiste la differenza con l’economia pura. I governi vogliono assolutamente impedire una vittoria di Syriza in questo campo. Dopo una tal vittoria, ci sarebbe Podemos e forse altre vigorose azioni popolari nei grandi paesi europei. Inoltre i governi, spinti dalle lobi finanziarie, vogliono punire Syriza, punire il popolo greco, piuttosto che regolare il problema del debito. Contro coloro che vogliono questa punizione, i mancati pagamenti rimangono la migliore procedura, qualunque siano i rischi. L’Argentina l’ha praticata diversi anni addietro e non è morta, anzi.
  2. A proposito della Grecia si discute ovunque di una sua “uscita” dall’Europa. Ma in verità sono i reazionari europei che impugnano come un’arma questa questione. Sono coloro che fanno del “Grexit” una minaccia imminente. Vogliono impaurire le persone. La linea vera, che sino a oggi è presente in Syriza come in Podemos, è quella di dire “noi restiamo nell’Europa. Vogliamo solo, com’è nostro diritto, cambiare le regole di questa Europa. Vogliamo che l’Europa cessi di essere la cinghia di trasmissione tra il capitalismo liberale mondializzato e il permanere dei popoli nella sofferenza. Vogliamo un’Europa del popolo e realmente libera”. Tocca ai reazionari dire cosa ne pensano sull’argomento. Se vogliono cacciare la Grecia, che ci provino: su questo punto, a loro la palla.
  3. Sullo sfondo le paure geopolitiche: e se la Grecia si rivolgesse verso altri invece che verso i padri e le madri inesistenti europei? Allora affermerei che tutti i governi europei conducono una politica estera indipendente. Coltivano delle amicizie assolutamente ciniche, come Hollande per l’Arabia Saudita. Contro le pressioni alle quali è sottoposta, la Grecia può e deve avere una politica assolutamente libera. Poiché dei reazionari europei vogliono punire il popolo greco, questi ha il diritto di cercare sostegni esterni, per diminuire o impedire questa punizione. La Grecia può e deve rivolgersi alla Russia, verso i Balcani, vero la Cina, verso il Brasile, e anche verso l’antico nemico storico, la Turchia.
  4. Ma qualunque siano le soluzioni, la situazione della Grecia sarà definita dai Greci stessi. Il principio del primato delle cause interne si applica a questa situazione. Ora, i rischi sono tanto più considerevoli dal momento che Syriza non ha che un potere formale. Già, lo si sente, lo si sa, delle vecchie forze politiche tramano dietro le quinte. Dal momento che il potere di Stato, acquisito in condizioni regolari e non rivoluzionarie, è rapidamente corruttibile, ci si deve porre la questione: Syriza controlla completamente la polizia, le forze armate, la giustizia, l’oligarchia economica e finanziaria? Certamente no. Il nemico interno esiste ancora, quasi integro e potente, ed è sostenuto nell’ombra dai nemici esterni, compresi i burocrati europei e i governi reazionari. Il movimento popolare e le sue organizzazioni di base devono costantemente sorvegliare gli atti del governo. Ancora una volta il “no” del referendum non sarà una vera forza se non sarà mantenuto in essere con delle forti manifestazioni indipendenti.
  5. Un aiuto internazionale popolare, manifestante, mediatizzato, incessante, dovrà appoggiare con tutte le forze la possibile levata greca. Oggi ricordo che il 10% della popolazione mondiale possiede l’86% delle ricchezze disponibili. L’oligarchia capitalista mondiale è molto ristretta, molto concentrata, molto organizzata. Di fronte a lei, i popoli frammentati, senza unità politica, chiusi nelle frontiere nazionali, risulteranno deboli e pressoché impotenti. Tutto oggi si gioca a livello mondiale. Trasformare la causa greca in una causa internazionale di forte valore simbolico è una necessità, quindi un dovere.

Alain BADIOU Filosofo da libèration de l’8 luglio 2015 – traduzione Marcello Comitini

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